Non è una bella giornata per i creatori di OnlyFans in Italia, che ora si trovano ad affrontare una nuova massiccia fattura fiscale.
L'autorità fiscale italiana ha confermato che una sovrattassa del 25% nota come tassa etica, o “tassa etica”, si applica non solo alle tradizionali imprese del settore per adulti, ma anche ai creatori digitali che operano secondo il sistema fiscale forfettario semplificato del paese, una mossa che potrebbe colpire migliaia di lavoratori online che guadagnano reddito da contenuti espliciti.

Il chiarimento, emesso dall'Agenzia delle Entrate nel novembre 2025, riprende una disposizione introdotta per la prima volta con la Legge 266/2005. La misura era originariamente rivolta alle imprese coinvolte nella produzione, distribuzione, vendita o rappresentazione di materiale o contenuti pornografici ritenuti incitanti alla violenza. Per anni è stato in gran parte associato ai settori più tradizionali del settore per adulti, tra cui produttori cinematografici, negozi erotici e luoghi di intrattenimento per adulti.
L'ultima interpretazione estende tale quadro ai liberi professionisti nel regime forfettario italiano, il regime fiscale forfettario utilizzato da molti lavoratori autonomi e operatori di piccole imprese. In pratica, ciò significa che i creatori che vendono materiale esplicito su piattaforme come OnlyFans potrebbero ora essere tenuti a pagare un’imposta aggiuntiva del 25% sulla quota del loro reddito classificata come pornografica. Ciò danneggia davvero i creatori più grandi, che poi pagano un ulteriore 25%-60% dei loro guadagni alle società di gestione.
Wanted in Rome ha riferito che in Italia ci sono circa 85.000 creatori di OnlyFans, di cui oltre 45.000 operano con il sistema forfettario. Queste cifre hanno accresciuto la preoccupazione per l’impatto più ampio della sentenza sull’economia dei creatori, in particolare per i piccoli lavoratori digitali che in precedenza non erano stati trattati come parte del tradizionale settore imprenditoriale degli adulti.
Il supplemento non si applica automaticamente a tutti i guadagni dei creatori. Secondo le linee guida citate dai media italiani, si applica solo alla parte delle entrate generate da contenuti pornografici. Per i lavoratori nel sistema forfettario, ciò richiede prima il calcolo della base imponibile secondo le regole del forfettario e poi la determinazione di quale quota di tale reddito proviene da materiale esplicito.
Questa distinzione è diventata uno degli aspetti più controversi di questa politica. Le autorità italiane hanno indicato che le valutazioni verranno effettuate caso per caso, lasciando incerti i creatori il cui lavoro rientra tra le categorie esplicite e non esplicite. Il risultato è un’area grigia per gli account a contenuto misto, in cui il reddito degli abbonamenti, i suggerimenti e i contenuti personalizzati potrebbero non essere facilmente separati.
La sentenza ha anche riaperto un dibattito più ampio sul ruolo del giudizio morale nella politica fiscale. I critici sostengono che la sovrattassa penalizza il lavoro legale in base al contenuto piuttosto che alla struttura aziendale o ai guadagni, creando un trattamento fiscale ineguale per i lavoratori che guadagnano importi simili in campi molto diversi. Alcune voci politiche in Italia hanno già suggerito di rivedere o abolire la tassa per riflettere le realtà della moderna economia creativa.
L'approccio dell'Italia resta insolito a livello internazionale. Altri paesi regolano o tassano il settore degli adulti in modi diversi, spesso attraverso costi di licenza, regole della piattaforma o restrizioni sulla distribuzione. Ciò che distingue il sistema italiano è che impone una sovrattassa diretta basata sul reddito a coloro che producono contenuti per adulti, e ora sembra estendere tale sovrattassa ai singoli creatori digitali utilizzando un regime fiscale personale semplificato.
L’ultimo sviluppo arriva mentre la tassazione dei contenuti per adulti e la responsabilità delle piattaforme stanno attirando un controllo più ampio in tutta Europa. In una sentenza separata del 2023, la Corte di giustizia dell'Unione europea ha stabilito che l'operatore OnlyFans Fenix era responsabile dell'IVA sull'intero importo pagato dagli abbonati, non solo sulla commissione del 20% della piattaforma. Quel caso riguardava la tassazione delle piattaforme piuttosto che il reddito dei creatori, ma sottolineava la crescente attenzione che i regolatori stanno prestando all’economia dei contenuti digitali per adulti.
Di fronte a questa nuova, enorme fattura fiscale, molti creatori di OnlyFans a sei cifre al mese stanno cercando altre opzioni, il che potrebbe significare trasferirsi del tutto in un altro paese.